uno per mille

È puramente ideologico far sembrare che la crisi derivi dal versante pubblico. Certo riformare la spesa degli Stati è necessario ma la crisi non è nata lì. Il dato è inconfutabile, oggettivo.

Oggi imporre come priorità quella dell’austerità e dei tagli è un’azione discutibile. Nessuno nasconde la necessità, da parte di tutti i governi di avere massima responsabilità nella gestione dei bilanci e nel portare avanti riforme che migliorino i conti pubblici. Ma  è da evitare il passaggio da una cattiva gestione dei conti, alla politica dei tagli indiscriminati, che non aiutano a uscire dalla crisi e anzi rischiano di determinare una spirale catastrofica.

Si è già scritto molto sulla provocatoria idea di Simon Thorpe di applicare una tassa flat dell’uno per mille sulle transazioni finanziarie per sostituire l’insieme di tutte le tasse esistenti. Non a caso il Parlamento Europeo parla proprio di tassare le transazioni di azioni al 0,1% e dei derivati al 0,01%, contando di recuperare così circa 200 miliardi di euro l’anno. Il ragionamento di Thorpe viene riassunto così: “dato che il gettito fiscale mondiale è un millesimo del volume globale delle transazioni finanziarie perché non sostituire tutte le tasse oggi esistenti (Iva, tassa sul reddito, imposte patrimoniali) con una semplicissima tassa sulle transazioni finanziarie?

Una tassa flat dell’uno per mille su tutte le transazioni finanziarie abolirebbe tutte le altre tasse”. Inoltre: “se una tassa flat dell’uno per mille fosse introdotta sulle transazioni finanziarie essa genererebbe lo stesso importo di tutte le altre tasse messe assieme”. Una provocazione su cui meditare mentre il disfattismo interessato… imperterrito…  imperversa.