altruismi

Che a questo mondo ci si debba piegare alla politica della grande finanza lo sappiamo bene e ce ne siamo pure accorti: per quanto non è poi detto che finisca sempre così. Il denaro è importante, ma non si può pretendere che tutto sia denaro.  Al ragionamento che bisogna essere egoisti, perché tanto l’altruismo non porta a nulla -figurarsi alla giustizia sociale- ci siamo abituati.

Ci eravamo pure assuefatti all’idea di Mandeville per spiegare che l’egoismo si traduce sempre in vantaggi per tutti e che insomma ben vengano l’evasione fiscale o “l’outsourcing” con annessa distruzione dello stato sociale (perché tutto questo produce ricchezza, wow!) dimenticando a quali costi e chi li dovrà pagare.

È inconfessabile per molti, che il vero nemico che rode dall’interno il sistema, sia una crescita economica storpiata che ci sta portando, oltre ai danni finanziari e politici a cui assistiamo… indignati (non tutti indiganti per la verità) ad un possibile disastro climatico e al collasso delle risorse. Una crisi che ci obbliga ad assistere all’instabilità del mercatismo, a dover contrastare i funambolismi della Nuova Destra Finanziaria e dei suoi molti imitatori, anche periferici, a rimediare alle antinomie di un modo di produzione irrazionale che tende a crisi cicliche, col costante pericolo di ridurre sul lastrico milioni di persone.

Per gli economisti neoliberisti sembrerebbe un problema extraeconomico, che non li concerne. Non certamente i politici pronti ad assecondare i principi che consolidano il disastro. Il rischio è un cataclisma sociale e/o ecologico imporrà un ritorno a quel passato di carestie e di povertà che parevano dimenticati a nord dell’equatore. E di schiavitù. Vi lascio immaginare con quali metodi si tenterà di ristabilire e suddividere, a livello popolare, le ultime risorse disponibili.