interventi riparatori

Nel mondo della finanza internazionale, c’è chi dirige gli eventi e chi reagisce agli eventi. Gli interventi “riparatori” poco possono fare per contenere i danni di un mercato finanziario globale definitivamente separato dall’economia concreta. Un “colonialismo senza cannoniere”, che è già un vantaggio, ma non tutti ci stanno a far passare come nuove libertà gli antichi metodi di potere e di ricchezza.

Quali insidie una situazione del genere ponga, lo verificano ogni giorno, i “perdenti” di tutto il mondo. Oggi si contano almeno 27 milioni di schiavi. Questa nuova schiavitù è in grado di produrre, a detta dell’Organizzazione internazionale del lavoro (Oil), profitti annuali che si aggirano intorno ai 31 miliardi di dollari. Ci vorrà molto tempo prima che la “nuova” economia sia così diffusa da dare la possibilità ad un lavoratore non qualificato di guadagnare un salario decente.

La mondializzazione non è un fenomeno naturale, ma un fenomeno politico concepito per raggiungere obiettivi ben precisi. L’economia utilizza la logica del calcio mercato: non si affida unicamente al vivaio indigeno per formare una squadra, ma allarga l’acquisizione dei giocatori su più mercati, anche esotici.

Il fatto che un meccanismo economico sia ampiamente condiviso non e’ affatto una prova che non sia completamente assurdo. Le nuove dinamiche produttive, con l’abbattimento degli stati nazionali, tenderanno sempre più alla formazione di filiere omogenee ma crescerà il devastante divario tra “inclusi ed “esclusi”. “Se una libera società non può aiutare i molti che sono poveri, non dovrebbe proteggere i pochi che sono ricchi”. Non lo dice extraverbo, lo ha detto un presidente americano negli anni sessanta.