superclass

Parrebbe ci siano almeno due modi per… implementare un sistema: «lo shock» e il «nemico comune».  Per lo shock, vi suggerirei il tomo di Naomi Klein, appunto intitolato “Shock Economy”. Dice tutto il necessario.  Un fenomeno che riguarda  il mondo occidentale: la lunga marcia verso la modializzazione mercantile unitaria, di cui anche l’Europa è uno degli attori storici, necessita anche di un “nemico comune”.

Tutto sommato la paura “continentale” è proprio quella di restare esclusa dal gioco: la paura della marginalizzazione spinge l’élite economicistica europea a presentare gli scettici della globalizzazione con l’etichetta di nemici di un progresso inevitabile. Detto altrimenti: fuori dalla Storia e retrogradi. Veri e propri ostacoli al benessere. Una narrazione ridondante ed efficace, che fa rima con fallace.

Ben sappiamo che il vero nemico del neomercantilismo resta pur sempre quello di una vera politica finalizzata all’impossibilità di attuare (facilmente) le disuguaglianze di status. Che è poi l’eterno, vero e unico scopo della ricchezza circoscritta.

Proprio in questi giorni è uscito un interessante testo che ben descrive “la Storia dei ricchi” (J.Kampfner). È uno degli ultimi tomi che andrebbero letti per meglio capire il nostro tempo. Ne suggerirei d’emblée un paio d’altri utili all’uopo: H.Kempf, “Perché i mega-ricchi stanno distruggendo il pianeta”, oppure ancora: “Dobbiamo preoccuparci dei ricchi?” scritto a più mani. Senza dimenticare un classico dal titolo telegrafico: Superclass, di David Rothkopf. Last but not least:  il famosissimo Richistan, di Robert Frank, ristampato nel 2008.

Insomma: cominciare finalmente a considerare la grande ricchezza oligarchica non tanto come una cosa da invidiare, (immagine diffusa e propagandata) ma analizzandone le vere e documentate conseguenze nefaste sulla politica economica del pianeta. Compresi i conflitti geostrategici (quindi migratori) che causano i fenomeni con i quali oggi siamo (quasi) tutti confrontati.