metodo Monnet

La nebbia si dirada, i termini del problema si chiariscono. 
Il distillato di tanto politichese appare meno opaco. Non amo gli schemi ma schematizzo. 
Scusatemi di cotanta semplificazione. I governi europei, come pure la sinistra , ci aiutano (a loro modo) a capire il metodo Monnet. 
 
Se vi capitasse do digitare “metodo Monnet” su un motore di ricerca… un orizzonte… europeo vi si aprirà.

Anticipo di mio: l’economia integrata non ammette alternative. È proprio quello che ci sussurrano i partiti cosiddetti storici e (probabilmente) lo stanno per ammettere perfino i cosiddetti populisti.I mercati del capitale si prendono gioco delle distinzioni politiche settoriali. Delle politiche da cortile. Dei colli di bottiglia regionali. Delle “sovranità popolari”. Al nord delle Alpi lo sanno da un pezzo e parlano addirittura di “Alternativlos”. 
Una declinazione germanofona dell’ormai famoso There Is No Alternative.

In altre parole si tratta di un’espropriazione politica “in fin di bene”. Si parte dal presupposto che solo le élites economiche siano in grado (con politiche centralizzate) di (ben) guidare i destini dei Popoli; ma a differenza delle dittature novecentesche bisogna farlo cercando con ogni mezzo il consenso. Se la prima volta va buca… niente, bisogna ritentare, ritentare e ritentare fin quando il concetto passa. Una propaganda omeopatica. Anche con qualche overdose, se necessario. Un progetto “senza alternative” coniugato con il gioco democratico. 
Un’imposizione dal percorso soft.  T.I.N.A.