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Le «vecchie» frontiere rimangono l’ultimo ostacolo all’utopia di un mondo economicamente globalizzato. L’umanismo predicato nei telegiornali serve da paravento alla liquidazione politica degli stati, operazione esclusivamente funzionale al profitto economico.

Infatti l’abbattimento delle frontiere nazionali libererà definitivamente l’economia dalla regolazione politica e giuridica dei governi e dei parlamenti, per sostituirla con due astratti meccanismi: il cosiddetto mercato auto regolato e un altrettanto elastico concetto del diritto. A meno che i governi non accettino tutti di diventare, come molti già lo sono, incaricati d’affari degli interessi economici dominanti. Quindi «essere moderni» significa obbedire a una rigida legge, suggerita da un mercato indiscusso e indiscutibile, che di fatto obbliga i subordinati ad accettare tutto il meccanismo per non essere sospettati di passatismo. Cala dall’alto una vera nebbia istituzionale, diffusa per impedirci di vedere il nuovo rapporto di classe.

Per far… “passare” il messaggio bisogna anestetizzare le resistenze, creare una doverosa rassegnazione popolare, condurre una battaglia culturale che presenti questa inevitabile accettazione come un naturale tributo offerto a tale meraviglioso congegno. Lo si fa costruendo  una “macchina propagandistica che diffonde quelle buone idee” che esercitano un estremo potere, vale a dire determinano intenzionalmente e istituzionalmente il comportamento e le decisioni soggettive e pubbliche. Tutto ciò deve apparire legittimo e ottenere il marchio democratico, dietro il quale tutte le violenze e le illegalità avanzano mascherate, senza escludere la fabbricazione di un nemico esterno per cimentare il senso ormai disfatto di comunità.

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Oltreché affermare di lavorare nell’interesse generale, si tenta di eliminare ogni nozione di conflitto interno: una contestazione salariale (per esempio uno sciopero) viene valutata esclusivamente come una perdita di punti pil, provocando nell’opinione pubblica una reazione spesso emotiva che va a squalificare ogni azione conflittuale, che sia essa legittima o meno.

Oltre a ciò, codesto integralismo economico, ha varato tutta una grandiosa operazione di convincimento relativa alla cosiddetta meritocrazia. Si esortano soprattutto le giovani generazioni a spendersi nel darsi da fare con ogni mezzo per raggiungere una “meritata” ricchezza, sottintendendo che questo sia possibile a tutti. Ma sappiamo che l’essenziale delle inegualità si nasconde proprio nelle differenze immediatamente impercettibili: “a little dirty secret”.

I meglio dotati spariranno nei “quartieri alti” e per gli altri non ci saranno molte scelte. Quando la secessione dei più dotati si ripercuoterà negativamente sull’insieme della società, sarà ormai tardi. Troppo tardi anche per fare considerazioni… passatiste sul sull’umanismo da paravento. Ci si troverà immersi in una perfetta società dell’endogamia che avrà reintrodotto «nuove» inespugnabili frontiere: le segregazioni di reddito.

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