oggetti smarriti

Siamo tutti  – chi più chi meno – eredi di un’inossidabile e pericolosa dottrina, secondo cui la logica azionaria è ritenuta neutrale, quindi andrebbe considerata come un’opportunità  messa lì per elevare la ricchezza dei popoli.

Non rientra tra le mie ambizioni fare in modo che un ricco guadagni di meno. Ma riservare un controllo più severo al meccanismo che permette a uno già ricco di arricchirsi piuttosto smisuratamente è doveroso, oltre che utile, per meglio articolare un sano concetto di giustizia.” Disse molto tempo fa un ex premier in campagna elettorale.

Un ragionamento che si potrebbe condividere se venisse attuato poi nella concretezza politica. Sarebbe comunque interessante interrogarsi sul genere di ricchezza (calcolabile) accumulata da una solida categoria di investitori. I famosi happy few.

Anche se, bisogna pur ammettere, taluni calcolatori in fatto di analisi, previsioni, tabelle, schemi, grafici e diagrammi parrebbero aver sostituito i dottori di Pinocchio di letteraria memoria. C’è chi si è spinto a definire le cosiddette scienze economiche attendibili quanto l’astrologia; altri invece assegnano all’economia nientemeno che uno statuto di scienza sperimentale, quindi scientifica.

Diatribe che non dovrebbero escludere, a priori, almeno il poter indagare sulle conseguenze legate al formarsi (rapidamente) di redditi molto elevati rispetto a quelli della grande maggioranza della popolazione, e quanto questo fatto possa infine incidere sul concetto di società civile.

Cosicché è proprio nell’attesa di poter superare questo prudente dilemma che si può datare la sparizione – dallo scenario culturale e informativo ufficiale e dalla necessaria considerazione – di quella antica categoria/classe di salariati abbandonata, oppure sfuggita dalle mani della sedicente sinistra per trovare promesse di soccorso nei famigerati movimenti populisti.

Che la sinistra sia stata abbandonata dal popolo operaio perché manodopera… choosy, oppure se la sinistra abbia smarrito questo popolo perché creduto ormai scomparso, poco cambia alla fin fine.  Si è dovuto invece constatare che i ceti popolari si sono trovati con una socialdemocrazia latitante, perché il socialismo “morale” (assai moralista) è andato a cercarsi altri movimenti comunitari da difendere: gli antinucleari, l’eco-femminismo, i terzomondisti, eccetera – cause senz’altro importanti, per… carità – tuttavia anche molto necessarie per poter restare ben lontano da quel ceto operaio classico, ritenuto ormai troppo poco.. liberale.

Postilla
Nei secoli precedenti la modernità il livello culturale del popolo era decisamente molto basso, dal momento che gli studi e la cultura erano riservati ad uno strettissimo numero di fortunati, pochissimi “predestinati”. Certamente presso le corti e le signorie dominava il lusso e la buona tavola; si conduceva una vita spensierata fatta perlopiù di svaghi sociali e conversazioni dotte. Il potere era saldamente nelle mani dei signorotti che accrescevano smisuratamente le loro ricchezze. Soprattutto vivevano dentro proprietà protette che difendevano con veri e propri “eserciti” di mercenari. Al popolo, fuori da questi contesti, era riservato un nutrimento misero con scarso apporto di proteine, le malattie incombevano. La vita nel quotidiano della grande massa era decisamente violenta, proprio perché erano in gran numero i ladri, i banditi, gli assassini che vagavano incontrollati per le campagne, ma anche nelle città… d’arte. Bastava uno sgarro ad un signorotto oppure una falsa accusa al tribunale dell’inquisizione per essere trascinati in carcere o addirittura, come ben sappiamo, al rogo. Analogie con la contemporaneità? Beh, sì certo. In alcuni contesti si assiste al ritorno di condizioni che sembravano ormai… superate. Le ragioni? Mah, forse la sinistra-sinistra? Il marxismo imperante a Wall Street? Il reddito di cittadinanza? Via Sicura? Oppure, più semplicemente, la profonda crisi di un sistema che si è sentito vincente (e onnipotente) dopo il 1989.
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