sottoscala

Sono incappato in uno dei tanti servizi mandati in onda dalle diverse tv satellitari relativi alla tragica realtà della migrazione.

Avete già notato come le tv di (quasi) tutto il mondo si assomigliano, anche negli approfondimenti. Per il resto i palinsesti sembrano addirittura fotocopiati: gioco milionario, poliziesco più o meno violento, solitamente violento, gare di gastronomia con o senza chef, sport on demand e anche senza demand, un po’ d’informazione “massaggiata” dai poteri proprietari dell’antenna, documentario sul sesso degli animali, ovvero animali che fanno sesso, per cui… gatta ci cova.

Ad un certo punto dell’approfondimento un migrante macilento, icona della catastrofe contemporanea, stanziato in una banlieu di una grande città europea, dice suppergiù: “Tento di spiegare che qui non c’è lavoro e che la nostra condizione è miserrima, ma “laggiù” non ci ascoltano. Credono che qui tutti siano ricchi!” E l’inquadratura scivola sui dettagli di una squallida cameretta ricavata probabilmente da uno scantinato privo di finestre.

In questo casuale monologo forse si coglie il vero volto dell’ideologia crudele che maschera il sogno mercantile. Pochi ricchi in un mare di miseria. Infatti “laggiù” ci credono tutti ricchi. L’abilità del capitalismo è, ed è sempre stata, quella di offrire un sogno. Una facciata seducente. Una chimera. I migranti che partono da “laggiù”, lasciano senz’altro realtà orrende, ma sono soprattuto attratti dalla scenografia glamour. Spot pubblicitari ispirati alla cosiddetta libertà economica, che in realtà significa libertà di una minoranza di intascare i profitti creati dalla schiavitù al suo se(r)vizio.

Arriverai pure se ci riesci, con un precario gommone, nel paradiso del mercato borderline, ma poi ti mettono in un sottoscala. Ci sarà pure anche (per la gioia della dottrina mercantile) chi sfonda, ma l’implacabile statistica dimostrerà a quelli attenti, che le percentuali di riuscita sono altrettanto miserrime. Uno su mille ce la fa, dice la canzone. A parere del mio vicino, che è un uomo di mondo, la canzone è ottimistica.

“Come si fa a restare aperti alle imprese e chiusi agli individui? Facile! Prima allarghi il perimetro poi lo chiudi.” La Klein aveva perfettamente ragione. Quindi gli immancabili approfondimenti mediatici per segnalare il risultato del bidone. E questo basta per tenere in piedi un sistema di schiavitù.