egemonia tamarra

Si può certamente accettare oppure allontanare l’idea di dover vivere in un permanente  stato di guerra. Ma credo non si possa invece contestare il fatto che l’imperiale verbo mediatico abbia dispiegato le sue truppe globalizzate senza risparmio. La grande informazione, il ricco e potente infotainment delle news planetarie avanza con le sue sistematiche divisioni: dagli smisurati network televisivi, ai grandi quotidiani, giù giù fino ai media di provincia, tutti a mostrare la via da percorrere con le relative prospettive strettamente unilaterali. Sappiamo: non è tempo di interpretare e soppesare, il verbo è assecondare.

La strategia è la solita, cioè quella di raccontarti ciò che non esiste e celare quello che non si dovrà vedere. Tutti ricordiamo gli inesistenti arsenali chimici, narrati con immagini e interviste ad hoc: un’astuta messinscena finalizzata a un disastroso e infinito conflitto geo-strategico. D’altro canto assistiamo alla eclissi quotidiana della concreta condizione esistenziale delle categorie escluse… dall’esclusivo benessere, perché il mercantilismo redditocratico dev’essere mostrato nel suo splendore, mentre gli effetti collaterali vanno, se non proprio cancellati, almeno sminuiti, attenuati: quello che non si vede non esiste. Warfare invece di welfare: benessere selettivo ed elitario ampiamente giustificato e gradito dai neomercantilisti occidentali.

L’alternativa? Intanto iniziamo col dire che nei confronti dell’alternativa si è instaurata una lotta che non conosce rallentamenti, pause, soste. Cominciando con l’altrettanto scaltra mossa di mettere tutti nello stesso contenitore. Cioè: aggrapparsi agli esempi più beceri per squalificare tutta la disapprovazione popolare, così da poterla imprigionare nell’onnicomprensiva etichetta populista. Et voilà, la separazione valoriale è servita: la cultura e la competenza degli arsenali chimici inventati, da una parte, l’incultura volgare e burina, dall’altra.

A parte il fatto che la grezzitudine da like/dislike qualche origine, diciamo di tipo (dis)educativo, pure l’avrà avuta. Partendo dalla  formazione tout court insomma, passando poi per l’in-formazione, quella dell’intrattenimento spicciolo spalmato a tonnellate in funzione fumogena. Insomma: non si può pretendere di avere il bimbo ben educato e colto se lo… coltivi al consumo compulsivo, così da poter incrementare un pil zoppicante.

E così nel pieno rispetto della già definita società dello spettacolo, fucina di un presunto, tuttavia comodo e manipolabile… «culturame popolare», adesso ecco che l’oligarchia -degli happy few- politicamente corretta, s’accorge perfino di una presunta egemonia tamarra. Tutto ciò mi ricorda uno gingillo aborigeno: il boomerang.