scampoli di civismo

Le qualità civiche di paesi probabilmente all’avanguardia – come alcuni stati nordeuropei – rimangono episodi secondari, se confrontati con le grandezze in ballo. Vasi di coccio fra vasi di ferro. Nobili, legittimi, interessanti, costruttivi, tutto quello che volete, ma talmente minuti da suscitare un eventuale inudibile ap/plauso. Quasi un fruscio nel frastuono globale degli approvvigionamenti iperdimensionati.

Dai sontuosi sprechi quotidiani dei grandi estrattori di ricchezza, passando per i consumi planetari degli sprechi. Purtroppo e da tempo inascoltata la saggistica indipendente sostiene che le guerre non si fanno più tra gli stati, ma all’interno delle società. L’obiettivo è la governance del mondo di chi produce e di chi consuma.

Si manipola il  contratto sociale, le istituzioni e la  popolazione. Quindi si controlla ideologicamente il “milieu, il famoso comportamento produttivo. Le lunghe discussioni sul nulla, tentano di mostrare qualche scampolo di democratico civismo per non impaurire ulteriormente la platea.

Tutti (o quasi tutti) sappiamo che tutto (o quasi tutto) è già prestabilito dallo smisurato copione del colonialismo della ricchezza. Anche quando far scattare gli applausi. Con qualche fischio, concesso d’ufficio, tanto da rendere perfino credibile il finto dissenso. Tutti (quasi tutti) sperando, in segreto, di vincere alla lotteria.

Infine direi che in una realtà consumistica come la nostra sottoposta alle (s)regole economiche ballerine, la società si spacca. Si crea un invalicabile solco: tra chi può e chi mai potrà. Le biografie sono diverse, da chi è costretto ad-abbracciare-anche-precariamente-tutti-i-mini-job-a-qualsiasi-prezzo-pur-di-non-fare-la-fame”, su su (diciamo) fino al figlio/fratello/amico/nipote/sorella/moglie/amante del maggiorente in possesso di relativi super-job blindati a disposizione circoscritta. In mezzo ci stanno tutti gli altri. Capirete che il solco incide. Sul populismo e sul senso civico. Eccome incide.