post… democratico

IMG_2960Colin Crouch lo si identifica come il primo intellettuale ad aver utilizzato, a suo tempo (2003), il termine di «postdemocrazia». A mio parere ha inoltre ben illustrato nel suo noto saggio i termini del fenomeno relativi alla politica «postdemocratica».

Ci descrive compiutamente l’esistenza di una sostanziale (e taciuta) differenza tra società neoliberale (disuguagliante) e una società democratica che ha esigenze (invece) di una minima dose di parità rappresentativa davanti alle questioni decisionali rilevanti.

Purtroppo si ha la tendenza ad identificare implicitamente i due concetti, tuttavia distanti anni luce. Si è indotti evidentemente a questo madornale errore di lettura, suggestionati da una narrazione gridata e capillarmente diffusa dai grandi mezzi di informazione.

Egli ci segnala inoltre le sostanziali contraddizioni esistenti tra l’ideologia neo-liberale, (che domina oggi la politica cosiddetta rappresentativa), fondata essenzialmente su un opaco rapporto tra le grandi imprese globalizzate e i governi degli stati – eletti o/e nominati – di qualsiasi colore essi siano.
Ovviamente il sistema neoliberale globalizzato desidererebbe poter privilegiare governi dall’aspetto democratico più appariscente, così da ben illustrare alle masse la democraticità delle scelte di governance altrove invece attuate. Tuttavia in mancanza d’altro accetta pure governi “tecnici” para-autoritari oppure Stati… senza governo. Comunque con lunghe pause di latitanza elettorale.

Il sistema mercantile lascia a una classe dirigente ben retribuita, le sottigliezze inconcludenti sulla “scrittura inclusiva così da evitare – per contro – una ben più necessaria parificazione di salario tra i generi. Insomma: una politica chiacchierata comunque valida a un controllo popolare di routine, sostenuta dai poteri forti, dalle potenti lobby multinazionali e dai grandi mezzi di comunicazione di massa.

E così la democrazia risulta «formalmente intatta», ma in realtà è sottomessa a una potente oligarchia, dotata di grandi risorse finanziarie, quindi di persuasione, dunque sempre più capace di gestire il consenso. E il dissenso.