distratti facitori

Lo spunto arriva da alcune considerazioni lette ultimamente. Alcune di esse presenti in diverse lettere inviate ad alcune delle tante rubriche riservate ai lettori di quotidiani e settimanali. Bisogna dire che alcune delle “popolari” riflessioni potrebbero perfino far pensare che negli scritti vi  siano considerazioni ben più pertinenti di quelle ritrovate, quotidianamente,  nel giornalismo cosiddetto professionistico. Un patrimonio probabilmente sciupato, il primo. Ti vien voglia di suggerire la creazione di un “foglio” apposito che riscatti il dovuto.

Gli altri stimoli giungono invece per le tradizionali vie della produzione libraria. Testi specifici, talora avuti in prestito per gentile concessione, oppure suggeriti e altrettanto casualmente incontrati magari durante una rapida visita a una delle diverse librerie che frequento per puro passatempo, diciamo… consumistico.

Sembrerebbe che codeste… riflessioni, appunto lette, non mie evidentemente, non siano mai state recapitate a chi di dovere. Cioè parrebbe proprio che il mondo vada per la sua strada senza tener conto minimamente di un sentire e di un ragionare presenti nella saggezza comune così come in molti autori, appunto, di saggistica poco diffusa, ma di egregia fattura. Mai presi in considerazione. Rimossi. Caso mai saltan fuori con recitato stupore dopo qualche verdetto popolare in controtendenza.

Il primo spunto ragionativo è semplice. E il riassunto dei nostri guai attuali. Si tratta di un elenco. Partendo da quella che viene subdolamente e imperterritamente definita “crisi finanziaria” innescata una decina di anni fa -invece – da bolle speculative favorite da (ir)responsabilità ben definite  e tuttora impunite; anzi ci si potrebbe perfino avventurare nel sostenere di essere di fronte a un colossale errore giudiziario considerando che la pena (prigionia debitoria) la stanno scontando, per direttissima, quelli che non erano nemmeno presenti sulla scena del delitto.

Si è poi voluto perfezionare l’irresponsabile meccanismo passando per una finanziarizzazione HFT (high-frequency trading) inglobata nella cosiddetta globalizzazione a senso unico; nel senso che ha arricchito e sta arricchendo qualcheduno in modo, a dir poco, disordinato e arbitrario a scapito di tanti altri, innescando con tutta ovvietà una feroce guerra economica e sociale tra continenti, stati e singoli individui, scatenando un altrettanto disperato “migrazionismo whatsappante” definito come inevitabile, giusto e perfino necessario ma, sappiamo, soprattutto sottoposto e costretto al mantenimento di quello che, marxianamente, verrebbe definito come bacino di manodopera di riserva.  Schiavi erranti, insomma.

Poi eccoci pure confrontati con un’automazione feroce e spedita che non lascerà il tempo di trovare una soluzione decente per i tanti che si troveranno estromessi. Infine una “crisi” (rieccoci) ambientale che ci proietta verso un futuro climatico pieno di incognite.

Anche solo una di queste voci potrebbe far tremare i polsi a qualsiasi umano munito di un minimo di lungimiranza. Purtroppo, inutile dirlo, si è di fronte a un contesto esplosivo gestito da apprendisti stregoni, distratti facitori di una politica autoreferenziale. Ciò ho letto e ciò riferisco. Condividendo.