concetto di proporzione

Che il dibattito pubblico – oltre alle impetuose chiacchiere obnubilanti – sia dominato dalla pericolosa tendenza al ridirsi le stesse cose su fronti avversi, mi sembra un dato di fatto. Difficile, se non impossibile, poter leggere qualcuno o qualcosa che sappia allontanarsi dai consunti cliché, abbondantemente distribuiti dalle parti contendenti.

Càpita di dover rileggere i commenti informativi dei quotidiani fatti salienti (riscaldamento climatico, globalizzazione, brexit, migrazioni, populismi, disuguaglianze) per rendersi subito conto di essere confrontati con schieramenti inossidabili nelle loro stentoree, seppur supposte verità. Ciò può avvenire in modo esplicito per mezzo di dichiarazioni  talvolta arroganti, delle proprie posizioni acquisite,  oppure – e questo è in netto progresso – si assiste a un indottrinamento di sponda che si compiace nell’utilizzare i poderosi strumenti di convincimento, subdoli e indefinibili, ben finalizzati tuttavia alla costruzione di un senso comune schierato.

Molto si parla di biodiversità. Un tema ridondante. Comunque saliente. Inascoltato e negletto ogni pensiero che venga – tuttavia – a situarsi al di fuori dello schema di una biodiversità intesa nei termini prescritti dal sistema accademico e/o mediatico, che si collocano principalmente sul crinale flora/fauna.

Il concetto di biodiversità relativamente alla demografia rimane un argomento blindato… bannato: tabù. Al massimo si propongono studi demografici in relazione agli eccessivi consumi di materie prime. Nulla più. Per cui ogni altro angolo di valutazione (umano) che non ricalchi gli schemi imposti dal mainstream unidirezionale, dovrà per forza di cose essere ricollocato all’interno della logica imposta, pena il suo annullamento.

Proprio per i motivi di cui sopra, quindi materia assai negletta, è quella relativa alle cosiddette “asimmetrie demografiche”. La metto al plurale, anche se, sostanzialmente, è un fenomeno che andrebbe inteso al singolare: riguarda il pianeta, riguarda le “misure” demografiche relative al pianeta.

Con toni assertivi, si dichiara ormai solennemente, che nei Paesi occidentali (cosiddetti “ricchi”), sia in atto un preoccupante calo di nascite, alias: “decrescita demografica”. Per converso si narra, più sommessamente, che in altre parti del pianeta, definite “povere” si in atto, per contro, una forte crescita demografica. Oggettivamente si è quindi confrontati con uno “squilibrio demografico”.

In quasi tutti gli altri ambiti soggetti alla “ratio legis”, la “sproporzione” richiama immediatamente al suo opposto, cioè al concetto di equilibrio. Perfino fuori dalla “razionalità” statistica il tema è sostanziale. Nella storia dell’arte, d’altro canto, e in numerose occasioni, il concetto di proporzione è determinante. Ma nel nostro caso il senso di proporzionalità decade.

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Codesta premessa per dire che cosa? Semplicemente per ricordarci di spendere (bene) del tempo anche per un dibattito che possa considerare quanto il concetto di simmetrie, di proporzione, di equilibrio, di misura anche demografici, siano la premessa indispensabile – per ogni essere umano – di avere corrette probabilità di un’esistenza dignitosa, senza l’obbligo di dover conformarsi, per decisione geopolitica, a una tragica estinzione di popoli che si avviano – demograficamente – a diventare minoritari.