l’erba del vicino

Un discusso aneddoto (letto in un recente articolo) relativo al taglio del prato eseguito fuori dagli orari prescritti, con inevitabili vicini scocciati che chiamano in soccorso la polizia (prontamente… accorsa) mi invita ad esprimere due pensierini molto soggettivi.

Non è tanto il fatto in sé che potrebbe essere ovviamente letto con mille angoli interpretativi. Ma la famosa domanda che sorge spontanea si presenta leggendo i commenti dei blogger in calce all’articolo in questione. Cioè il tema relativo a quella vera o presunta, legittima e attuale condivisione di un ordine civile. Tali commenti spaziavano tra… “vibranti” affermazioni di indignazione per l’iniziativa del vicino di interpellare la polizia per inezie del genere, finoSchermata 2019-08-25 alle 13.40.13 al richiamo ad una astratta dose di tolleranza (…finché non mi riguarda… lasciamo perdere, suvvia). Pochi invece i difensori del concetto di un semplice rispetto delle norme stabilite dai regolamenti comunali. È altresì vero che l’ordine civile non si possa riassumere in una lista di regole decretate al solo titolo di renderle poi operative.

In realtà e in altri frangenti, tuttavia, la mixité popolare non riserva solo aspetti entusiasmanti. Trovi sempre qualcuno civilmente tollerante che, d’estate a tarda notte con le finestre aperte, ti propina (a balla) laute dosi di insostenibile musica. Così come alla spiaggia pubblica il classico gruppetto dalle estive acrobazie balneari si scambia libere pallonate vaganti. Oppure lo/la shopping addicted che, uscendo obnubilato/a dall’outlet (popolare) mentre tu transiti sul marciapiede perfino rispettando le precedenze, impreca contrariato/a mentre ti calpesta i piedi. Infine il/la proprietario/a dell’immancabile suv (oramai un must popolare) che scende davanti al chiosco dei giornali col diesel acceso per stabilizzare il clima ideale nel suo abitacolo. Cronache del poco popolare rispetto delle norme… condivise. Con le quali devi misurarti con sempre maggiore fatica. Quotidianamente.

Si ha comunque la tendenza a banalizzare i fatti come questi probabilmente per non permettere di prendere coscienza di quell’astuto meccanismo che ci rende tutti servili a un amorale mercantilismo consumistico, sintomo forse rivelatore di una crescente e tollerata anomia della nostra società. Sono proprio codesti avvenimenti minuti che rivelano quanto il grande sistema imponga surrettiziamente l’abbandono di ogni impossibile contesa verticale tra dominati e dominanti, cosicché la disputa sfocia su un piano orizzontale, tra sudditi in eterno conflitto tra loro. Inoltre se proponi per anni l’individualismo come dottrina esistenziale non puoi aspettarti altro che la diffusione di un devastante egoismo di massa e l’anestesia del senso civico.

Infine direi che in una realtà redditocratica come la nostra sottoposta alle potenti (s)regole economiche ballerine la società si spacca. Ci sono coloro convinti del progredire di una distanza esistenziale tra ceto popolare con relativo crescente numero di norme civiche imposte, in contrapposizione invece a quelle poche richieste a quell’aristocrazia economica compiaciuta e soddisfatta di sé barricata in territori blindati per potersi svincolare dalle pericolose minacce della nuova… normalità. Cosicché c’è chi comincia a prendersi quelle piccole libertà di convivenza (in)civile concesse alle masse.

Insomma s’impara presto che per molte cose della vita c’è chi può e chi mai potrà. Capirete che il solco incide. Sul populismo e sul senso civico; eccome incide. E così ogni attimo dell’esistenza diventa una lotta affannosa contro un’ottusa sopraffazione. Nel frattempo si chiacchiera.