crescita felice

Se si sono avuti, il tempo, la fortuna e la pazienza di potersi leggere alcuni semplici testi divulgativi di – poniamo – economia politica, non si può che dedurne quanto, buona parte dei discorsi ritenuti “ragionevoli e costruttivi” e diffusi quotidianamente dai media ufficiali, tengono in assai minima considerazione dati di fatto inquietanti altrove manifesti. Pagine che tentano di spiegarci come (non) funziona questo nostro vivere comunitario sempre più “privato” di una verifica dal basso, assente di ogni controllo critico, lontano da un dibattito analitico, fattuale, contraddittorio, insomma di un preciso e necessario “dissensus”.

Leggo di capitalismo totale, organizzato come una società anonima e gestito da una élite apolide, avida e blindata. Leggo di contratti capestro, di licenziamenti coatti, di delocalizzazioni brutali. Leggo di povertà considerata un’inevitabile “ricaduta” statistica, di esistenze bruciate dall’indigenza, di giovani esclusi da ogni possibilità di lavoro, di anziani nullatenenti abbandonati, di tratta di corpi, di commercio di organi. Leggo di territori resi aridi dal land grabbing, foreste cancellate da incendi fraudolenti, falde acquifere venefiche, leggo di metropoli degradate, imbarbarite, quartieri fuori controllo soggetti ai trafficanti di morte.

Leggo di capitali investiti laddove si cerca di trovare la redditività più immediata, in altri termini imponendo ai paesi coinvolti le regole, i codici, le norme, perfino le guardie armate (compagnie militari private in forte crescita) per costringere le terre soggette a una omogeneizzazione forzata su un unico modello globale utile a un rapido arricchimento Schermata 2019-10-06 alle 17.26.27.pngdei pochi detentori di potere.

Leggo della ormai ridicola teoria della libertà di intraprendere, quando ci è già stata descritta (ci basterebbe semplicemente guardarsi in giro) la concentrazione oligopolista che è diventata la via privilegiata per escludere una vera concorrenza, così come parrebbe inevitabile il suo rapido incremento già attuato dalle industrie energetiche e metallurgiche, dalla grande distribuzione, dalle case automobilistiche, dagli istituti bancari e assicurativi. Altri si accoderanno.

Leggo di un altro mito persistente: la meritocrazia(!) col punto esclamativo. Si tende a pensare che intelligenza (dato, tra l’altro, genetico) e ambizione siano determinanti nel raggiungimento di uno status socio-economico elevato e che quindi i privilegi raggiunti siano meritati. Un mito aberrante che resiste sebbene sia dimostrato che ciò sia fondamentalmente legato a condizioni iniziali, il famoso “capitale sociale” (dato ereditario). Studi recentissimi e altri lontani nel tempo ci dicono senza pericolo di equivoci che le percentuali favorite dal famoso “ascensore sociale” sono di un valore esprimibile con le dita di una sola mano. Certo quando la presenza di uno o di pochi elementi di una minoranza sotto rappresentata accede a un contesto elitario, il “sistema” se ne fa megafono, così da dover riconoscere, in questa inezia numerica, l’indizio di equità.

Leggo di una (ritenuta) grande informazione soggetta ai grandi interessi finanziari in ossequio alla cosiddetta “corporate governance”. Ovvero, il proverbiale cane da guardia sottomesso a questa forma planetaria di euforizzazione perversa, senza frontiere: la voce del Padrone che chiede un’adesione incondizionata: affettiva, sociale, comportamentale, morale a una società senza limiti.

Leggo anche e soprattutto di «diritti umani» descritti nella stessa Dichiarazione universale che ci ricordano l’importanza del rispetto di ogni esistenza umana, quotidianamente diffusa anche dal capitalismo totale per intimarci un univoco concetto di umanesimo, di apertura, per richiamarci a un generico ruolo di accoglienza, per svilire ogni interrogativo relativo ai fenomeni sociali, demografici e migratori indotto dalle enormi disuguaglianze di reddito create e sostenute dalle forze economiche che li provocano.

Leggo viceversa di isole di ricchezza, di aree private protette. Di “ultra high net worth individuals”, di lusso ingiustificato… giustificato da assurde teorie di merito. Leggo di enclavi di sfacciata ricchezza, frontiere invalicabili tollerate, muri di ricchezza (e di… ceto) che tengono ben separate le realtà ovattate delle esotiche enclaves résidentielles, (il microcosmo degli Hamptons) simboli dell’endogamia da reddito: stare tra benestanti. Il non (con)fondersi con gli “altri”. Tenere gli altri lontano dalla “esclusiva” condizione di privilegio. Stare appunto ben separati dai molteplici ghetti di… insolente povertà, perfino mono-culturali, proprio all’opposto della proclamata tuttavia astratta multiculturalità imposta. Contesti presenti in ogni grande città occidentale, creati da una brutale e tollerata sedimentazione territoriale determinata da un’inarrestabile gentrificazione. Recinti strettamente sorvegliati. Zone off limits. Esclusive. Blindate. Impenetrabili. Alla faccia delle… Dichiarazioni universali.

 

Annunci