il nettare degli dei

Che la nostra civiltà stia subendo una storica mutazione  è evidente. Che la trasformazione in atto sia determinata da forze economiche preminenti è pure palese. Che la grande ricchezza – egemone e circoscritta- (delle rivoluzioni migratorie popolari, delle lotte fratricide, delle competizioni tra umani per mantenere uno scampolo di dignità) “non sia molto preoccupata” perché tanto vive al di sopra delle parti, lo pensano (senza dirlo) tutti.

Il neoliberismo globalizzato  si regge su un’astrazione che cancella e sottace ogni rapporto relativo alle concrete conseguenze negative riferite alla vita delle persone comuni. Quindi i popoli pagano un prezzo. Molto alto. Oggi c’è (ancora) un relativo consenso trasversale verso il mercatismo perché ognuno crede – malgrado l’evidenza statistica – di poter diventare «meritocraticamente*» ricco. Ogni settimana c’è chi gioca al lotto con la stessa percezione distorta relativamente all’implacabile legge dei numeri.

Tutto il neo-capitalismo è fondato su questa illusione percettiva di tipo fideistico. Una perniciosa auto-indotta negazione di ormai invalicabili asimmetrie di reddito. Una possibilità poco frequentata starebbe nell’invitare l’uomo comune a non assumere ad occhi chiusi quel velenoso “nettare degli dei” che quotidianamente ci viene somministrato a dosi sempre meno omeopatiche.

*0154