ipotesi temeraria

Ieri sono andato a trovare mio cugino. Lo consulto quando i miei strumenti di navigazione personali non riescono ad orientarmi in modo dovuto. Mio cugino è uno che ha studiato. Già da piccolo era bravo. Abbiamo mantenuto ottimi rapporti.

Si è discusso, tra le altre cose, degli ultimi avvenimenti relativi alla lotta per un ambiente sostenibile, abbiamo parlato delle piazze gremite di gioSchermata 2019-03-16 alle 18.44.26vani studenti, del Nobel a Greta, e anche degli scettici ambientali, insomma una bella discussione in salsa… verde.

Bisogna subito chiarire che tutti e due siamo convinti del notevole e ingiustificato ritardo accumulato dal mondo civilizzato, che si sarebbe dovuto agire con maggiore incisività in tempi non sospetti e siamo sostanzialmente dell’opinione che oggi lo si debba fare senza perdere altro tempo utile. Tuttavia il fatto saliente del nostro discutere è presto scivolato nel cercare di capire le vere ragioni di questo potente interesse trasversale recente. Questo improvviso ritorno a una tardiva sensibilità ecologista. Un risveglio politico, mediatico, informativo, letterario. Una primavera verde.

L’interesse scientifico viceversa, sappiamo, è presente da moltissimo tempo. Dal famoso Club di Roma in poi la comunità scientifica ci ha sempre tenuto informati , per esempio, sul disastroso progresso delle immissioni di CO2 nell’atmosfera. Poi ci sono i ghiacciai che si ritirano… e questo lo vedono tutti. Per converso si è poi costretti ad assistere, in ambienti particolari, al sorgere di dubbi “ideologici” sulle (evidenti) responsabilità umane: il famigerato negazionismo {termine assai radicale, magari eccessivo, usato tuttavia in un senso qui specifico} della causa antropica. Ma un interesse così immediato, globale, altamente pubblicizzato da tutte le catene informative, nello stesso periodo di tempo con un dispiegamento di forze rapido, totale e potente non lo si era mai visto da tempo: un matraquage quotidiano, intenso, variegato, inaudito.

Mio cugino ha una teoria. Me l’ha spiegata con toni pacati e convincenti. Lo fa nel suo stile. Ora bisogna dire che mio cugino non è un rivoluzionario. Anzi ha un bel lavoro, è un tipo piuttosto mite di carattere… direi tradizionalista di costumi. Considera i fatti ed esprime delle opinioni senza particolare emotività.

Andrebbe letto il “Manifesto per una politica accelerazionista” per riflettere su di una realtà internazionale nella quale: a) si presentano condizioni difficili se non proprio catastrofiche della politica (ideologia) dei partiti “storici”; b) si assiste all’avanzare del cosiddetto populismo che radicalizza i conflitti; c) vi è la (ri)comparsa sulla scena mondiale di dirigenti politici considerati decisionisti/antiglobal e, come spesso si afferma, molto illiberali nel senso più ampio del termine; d) così da essere di fronte a risultati elettorali che confermano dinamiche da “interregno”. Il tutto inserito in un contesto nel quale una pesante crisi politica ed economica si presenta sempre più possibile.

Questo è il concetto, o se vogliamo il quadro di riferimento che mio cugino mi ha evidenziato con esempi concreti. E mi sembra, tutto sommato, realistico. Se facciamo “nostra” questa narrazione… famigliare, ogni fatto ha il suo contro-fatto, sappiamo… che ad ogni azione debba poi corrispondere una reazione…. Cosicché, c’è chi ha capito che esiste una condizione internazionale dove vi è un rischio reale di compromettere tutto il processo economico globalizzato. Insomma non doverlo smontare del tutto, tuttavia infastidirlo assai. Ipotesi incompatibile con gli obietti prefissati… dal mondialismo felice”.

Ed è proprio qui che mio cugino avanza un’ipotesi temeraria. Per farla breve: la ricostruzione di una mentalità partecipativa ai processi di globalizzazione attualmente “appannati” può avvenire esclusivamente spostando gli interessi di una grande parte della popolazione verso l’obiettivo di una comune tuttavia fallace “restaurazione idealistica”.

Non è un caso che la recente “giovanilista” primavera verde di una… riapparsa sensibilità ecologica ad hoc stia diventando, per esempio, il “tema” unificante della… political correctness globale, probabilmente nella sola funzione “imbrigliante”. Ciò agendo, si ricompatterebbe un fronte rosso/verde (neo-socialdemocrazia) relativamente all’avanzata dei movimenti anti-sistema.

Qualcuno potrebbe dire: che c’è di male se fosse anche un’ipotesi realistica? Nulla di male, ovviamente. Tuttavia le finalità “angeliche” dichiarate dal fronte «verde» ( green new deal) anti-populista ad hoc,  in risposta alle forze anti-sistema, saranno oggettivamente impossibili a breve termine da attuare. Ed è probabile che già lo si sappia. Gli interessi in gioco sono giganteschi.

Occorrerà un certo lasso di tempo perché si prenda coscienza dell’inattuabilità di molti dei propositi promessi. Tuttavia questo lasso temporale sarà sufficiente per dare ossigeno allo status quo. Saremmo comunque di fronte a una delle tante strumentalizzazioni di uno slancio idealistico su misura, che confermerebbe l’intramontabile strategia gattopardiana.