cifre democratiche

La maggioranza (52.7%) ha deciso lo stralcio dell’articolo di legge.
Il candidato più votato (58.4% dei suffragi) è stato il deputato uscente.
La partecipazione si è fermata al 45.1%.
Accettata per pochi voti di differenza (108 schede) la costruzione del centro sportivo.

 

La democrazia vive (anche) di numeri. O soprattutto. Insomma la politica inizia, oppure finisce, con un fatto numerico: si tratta spesso di convincere poco più della metà di votanti (elettori) a schierarsi per una specifica causa. Si approva oppure si respinge un progetto politico, sulla base di chi raccoglie più voti. Si elegge un/una candidato/a sulla base de numero di suffragi ricevuti.

Ricerche e studi di vario genere hanno tentato di indicare quali potrebbero essere gli elementi necessari a un contesto democratico per permettergli di offrire maggiori garanzie di stabilità. Ne è venuta fuori una lista di ragioni interessanti iniziando dalle garanzie della integrità personale, quindi l’esclusione di conflitti violenti, poi la sicurezza economica, il grado di protezione sociale, una giustizia ben amministrata, infine un’identità “emozionale” condivisa da legàmi anche basati sul senso di appartenenza, di fiducia reciproca, di gradimento dei successi comuni, di volontà di collaborazione tra i cittadini.

Ritenuto che in contesti “liquidi” le generalità di un ambito possono cambiare a velocità spesso inimmaginabili, necessiterebbe quindi un’attenta considerazione, una revisione disincantata, un’analisi delle reali condizioni relative al contesto in cui si vive inclusi gli aspetti come il suo ordine di grandezza, la sua dimensione demografica fattori che influiscono sull’acquisizione di quelle minime garanzie di buona gestione. Nel nostro contesto sociale dove – si dice – le convinzioni parrebbero sempre più… fluide, la faccenda potrebbe assumere perfino aspetti inquietanti. “Dove vi è il maggiore, il minore decade», si diceva un tempo.

Si narra tuttavia che altri studi, pure specifici, siano riusciti a dimostrare, nella realtà politica attuale, la presenza di non meglio precisato “teorema dell’elettore medio” che si basa sul presupposto secondo il quale vengono approvati solo quei programmi in grado di suscitare il favore della maggioranza degli elettori. Di conseguenza solo una notevole capacità di disturbo della minoranze ignorate potrebbe determinare dei cambiamenti importanti. Sul grado e la natura del disturbo non è dato a sapere.

Poniamo il caso che sulla base di un vivere comune ormai diventato trendy “il movimento dei convinti opportunisti” ottenga il 50.1%, oppure vinca la sua alternativa quella autoproclamatasi degli “individualisti estremi”, ecco che le peculiarità singole potrebbero assumere una rilevanza sostanziale. Insomma in un mondo che si avvia sulla strada di quello che viene identificato col termine di »comunitarismo« ogni gruppo che condivide consuetudini, lingua, cultura, reddito, interessi e ideali “comuni” e quant’altro desidera poi essere ascoltato e riconosciuto come tale.

Consideriamo infine anche, sulla base di una “Storia” che nulla parrebbe insegnarci, che il movimento “fanatici e compiaciuti” vinca le elezioni con il 50.1%. Per fanatici fate voi: metteteci gli irredentisti rapati, oppure il bolscevismo nostalgico, il radicalismo religioso, il movimento anarchico radical-chic, il gruppo-anti-Gini (nel senso del coefficiente), i white trash, il raggruppamento anti-tasse, il centrismo estremo, i residenti inquieti, il partito delle sardine, oppure quello degli squali. Insomma guardiamoci attorno.

Ecco che i numeri, le proporzioni, il numero di preferenze… la quantità insomma, assumono un’importanza determinante relativamente al mantenimento o il superamento di un determinato contesto politico. Soprattutto se reso vulnerabile da pesanti errori della politica cosiddetta ordinaria. Così come da un endemico astensionismo (50.1% del 25% di votanti). Proprio perché la politica – oltre l’indispensabile livello qualitativo (alcuni dicono assai carente) di chi la esercita – alla fin fine è (anche) fatta di soli numeri.