il pipistrello, il leone e la gazzella.

Il liberalismo si fonda su un costrutto di contraddizioni: si batte per uguali diritti e promuove una disuguaglianza materiale incomparabile; la sua legittimità poggia sul consenso, ma scoraggia gli impegni condivisi a favore dell’autonomia individuale e ha dato origine al sistema economico a regime oligopolistico più ampio della storia umana. Si potrebbe tranquillamente affermare che il liberalismo contemporaneo vuole collocarsi nell’area cosiddetta progressista per quanto attiene a un’astratta concezione dei diritti delle minoranze, mentre abbraccia unilateralmente la micidiale legge dei mercati finanziari, che nell’azione economica è sempre appartenuta alla destra. Gioca sul paradosso del pipistrello: vedi le mie ali… sono un uccello… ma se osservi il mio corpo… sono un mammifero! Insomma un liberalismo che vende un’immagine rassicurante della propria collocazione politica, facendo finta di voler affrontare i problemi che esso stesso provoca e che continua inoltre ad aggravare.

«Autentica fallacia del liberalismo classico sta nell’idea che gli individui hanno un bagaglio innato e originario di diritti, capacità e voleri che sul piano delle istituzioni e delle leggi c’è soltanto bisogno di eliminare gli ostacoli che esse pongono al ‘libero’ gioco delle doti naturali degli individui.» John Dewey

Il mito secondo il quale l’individuo è il centro di ogni ordine sociale e storico, cioè che il vettore di ogni trasformazione sia l’agente individuale è una speculazione ideologica assai debole, che porta a ritenere fuori da ogni logica dimostrabile che la società umana debba essere concepita come la semplice sommatoria degli individui che la compongano.

Non c’è necessità di ricorrere a molti esempi verificabili per ritenere concretamente che sono sempre state le forze collettive il motore principale del cambiamento sociale. In effetti come sostiene Dewey, la libertà di escludersi da vincoli sociali condivisi permette unicamente a coloro che sono già dotati di mezzi, intellettuali ed economici, di trarre vantaggio da un’incentivata gara sociale; lascia tuttavia tutti gli altri alla mercé delle condizioni generate dalle libere capacità di quelli posti in condizioni di partenza vantaggiose.

Codesta condizione (liberale) del mondo riprende l’essenzialità di una visione attualmente dominante secondo la quale si legittima l’opposizione tra abilità e difficoltà, tra forza e debolezza, tra virilità e docilità, tra potere e sottomissione. Un modo, come un altro, per giustificare la costante presenza delle discriminazioni sociali, la legittimazione della stabilità di una condizione  di  ricchezza e del suo opposto – la povertà – accomunate alla fatalità esistenziale, così come l’inevitabilità dell’individuo escluso, considerata tuttavia come un sostanziale demerito.

Il liberalismo contemporaneo è , dunque, un prestigiatore di contesti, dice di difendere l’ambito statale pur accettando la volpe capitalista, parla di condivisione civica ma incentiva l’individualismo, propaganda l’economia privata mentre vuole controllare l’economia pubblica. Un un percorso politico che, vieppiù, perde di referenzialità: si offre a un paradigma illimitato aperto ad ogni significato… utilitaristico: l’accettazione, se non l’incentivazione delle disuguaglianze, è consustanziale alla sua natura intrinseca.

Si sente parlare spesso quasi esclusivamente di «eccellenze» senza prendere coscienza che esistono individui e condizioni esistenziali modeste, oserei dire di normalità, che andrebbero prioritariamente considerate. La competitività estrema sarà pure affascinante ma contiene quegli aspetti contigui alla patologia i cui effetti non portano alcun beneficio a quella moltitudine di persone – che sono la maggioranza – che non vogliono per loro scelta o che non possono per loro natura condividere i principi sui quali si basa l’economia predatoria.

Schermata 2020-02-08 alle 10.42.10C’è una metafora che ben inquadra tale fenomeno. Immaginate un recinto dentro il quale devono convivere un leone e una gazzella. Ben presto il leone si mangerà la gazzella. La gazzella è probabilmente un animale meno vorace e meno rapace. Nessuno tuttavia ci potrà dimostrare che la gazzella sia più/meno efficace, raffinata, utile e necessaria del leone vincente.