una maschera meravigliosa

Un gigantesco fake-concept si aggira per le nostre contrade: il mito della libertà! Che sia esso inteso come liberty or freedom, oppure proposto nel significato di libertà di scelta, di parola oppure di azione, la libertà insomma “è reclamata da chi sa di avere i mezzi per potersela godere”, diceva un ottimista di parte. “La libertà è schiavitù”, invece ci avvertiva George Orwell anticipando la società del futuro. La domanda non é chi me lo lascia fare, la vera questione è chi me lo possa impedire, rivendicava, più o meno arrogantemente, Howard Roark protagonista del libro cult “La fonte meravigliosa” di Ayn Rand. Una dichiarazione che potrebbe essere perfino traslata nei presupposti dell’attuale mercato globale.

Sembrerebbe, tuttavia, che questa incessante e velleitaria sete di “libertà” abbia fatto il suo tempo, abbia ormai esaurito la sua disastrosa forza propagandistica: resiste per il mediatizzato fascino retorico di una eventuale e futura “ società progressista, prospera e felice”. In realtà, sappiamo, il libero mercato non produce sempre e solo gli esaltanti risultati vaticinati dalla narrazione . Soprattutto nelle evidenti distorsioni del suo significato idealistico, ormai declinato unicamente in una egomania generalizzata e sfoggiata con l’hybris tipica del sorpasso azzardato.

Non è mai accaduto, infatti, che il progetto liberal/liberista realizzato, si sia poi tradotto in una maggiore libertà per tutti i cittadini. Ne è la prova la povertà intesa come non libertà, ergo: libertà strettamente condizionata dal reddito. Meglio o… peggio: maggior reddito uguale maggiori libertà che si attivano alla costruzione di uno spirito del tempo definito da valori consumistici, apparentemente anti autoritari e che presenta, tuttavia, i tipici sintomi della tirannia perché non lascia intravvedere alternative praticabili. Ovverosia “How Markets Infantilize Adults, and Swallow Citizens Whole”. Titolo di un testo che ha fatto… testo.

Insomma: dietro la garanzia di un’apparente libertà assoluta si annida una volontà totalizzante e subdola di un’omologazione redditocratica che non ha precedenti nella storia moderna. La caratteristica fondamentale della libertà contemporanea non è mai esplicitata dalla politica e dai media proprio perché in realtà è un’esperienza che è limitata a una categoria privilegiata di persone. La libertà non è un concetto omogeneo, il suo valore è ripartito su diversi livelli tra le varie categorie sociali, anzi è l’essenza stessa con il quale è organizzato il nostro sistema economico.

Risultato evidente: la stura a una rozza competizione tra gli individui sostenuta da uno sterile (e perdente) individualismo che si risolve in inaccettabili accelerazioni delle disuguaglianze sociali, anche perché il rispetto della libertà (mia e altrui) diventa uno slogan vuoto di significato, se non è sorretto – inoltre – da un equo e condiviso ordinamento giuridico.

Tuttavia ben sappiamo che pure la giustizia “non è uguale per tutti”. Anche la «Legge» amministrata (per ora) dagli Stati che si reputa “giusta”, in realtà sappiamo quanto sia concetto superato. Un avvocato d’ufficio bravino non potrà mai competere con una squadra di prìncipi del foro liberalmente prezzolati. Per cui c’è perfino chi ritiene… smisurata questa “liberale” condizione del «Diritto». A fronte di tutto questo si è tentati perfino di concludere che la retorica demagogica sul mito della libertà sia una sapiente maschera. C’è chi iniSchermata 2019-11-25 alle 17.53.32zia a sospettare che la promessa di libertà, di autonomia e, soprattutto di merito, voglia probabilmente nascondere il vero obiettivo della ricchezza: il potere assoluto.