mediazione dell’azione

Due, forse tre osservazioni scritte di corsa. Ma che potrebbero anche essere lette con… ponderazione.

La prima relativa a un dibattito televisivo: si parlava di disservizi. Ebbene davanti a puntuali osservazioni circostanziate, verificate e dimostrate (in parte perfino ammesse), ecco scattare l’operazione… minimalizing, condita con un concentrato di insipidi eufemismi finalizzati a giustificare l’ingiustificabile presente, così come a voler procrastinare ogni procedimento correttivo. Il tutto sempre servito in un contesto di futuri grandi cambiamenti epocali in corso. Poi via con le promesse di un già previsto intervento normalizzatore, per concludere con la pressante richiesta di un atto di fiducia tutto coniugato al futuro, verso uno splendido orizzonte in divenire…

Un classico caso della cosiddetta “mediazione dell’azione” (John Lachs), cioè in una società complessa esiste una catena di competenze relativamente sofisticata a più livelli, situati su piani gerarchici distanti tra loro, gestita da molti individui ognuno dei quali possiede una vaga conoscenza dell’intenzione “originaria”, dei passaggi intermedi da altri eseguiti e quindi delle reali conseguenze finali, per cui all’utente è praticamente impossibile determinare dove si situano le vere responsabilità gestionali.

La seconda è invece relativa a un assertivo annuncio pubblicitario, direi propagandistico, (si presume sponsorizzato dai media ufficiali della carta stampata) che vedono i loro ascolti… scemare, che ci informa con la grazia di un uppercut che tutto quello che si narra fuori dall’informazione cartacea e dai media sedicenti “Autorevoli, Ufficiali e Garantiti (AUG!)” – sia da considerare, d’ora in poi, un concentrato di tendenziose e caotiche fake news.Schermata 2019-12-16 alle 13.31.42

Ci si compiace nel citare un “giornalismo serio” richiamandosi a una categoria generica, mentre sappiamo di incolmabili differenze tra il travet-passa-veline “omologate e pre-confezionate” fornite dalle agenzia stampa e la sparuta categoria di freelance pronti ad assumersi responsabilità personali affrontando inchieste delicate e insidiose: di codesta categoria appaiono semmai pezzi relativi a esotiche miserie. Cosicché l’accanimento reattivo nei confronti della rete non faccia altro che confermare il calo di credibilità dei grandi gruppi mediatici, ormai associati alla voce degli interessi economici, quindi politici preminenti e sempre meno depositari e diffusori di suggestioni eminentemente democratiche.

Tutto ciò mi induce a ricordare un’altra delle “pearl news” dei media “A.U.G” nella quali i contestatori parigini sono con tutta ovvietà sempre e solo “antistorici teppisti”, mentre quelli che protestano nell’ex colonia britannica orientale sono semplicemente “tosti e determinati”.