sulla nostra pelle

Prologo

Come si dice stiamo affrontando una rivoluzione sociale mondializzata, alla radice della quale c’è il potere economico, sganciato da ogni dovere civico e appoggiato da politiche complici del catechismo neoliberista. L’interdipendenza generalizzata, la disoccupazione strutturale in vaste zone del continente, le asimmetrie demografiche e la pressione delle imprese, favoriscono in un modo o nell’altro lo sfruttamento di manodopera economicamente opportuna. Inoltre tre decenni di turbofinanza hanno avuto quale unico scopo quello di ristabilire il primato del profitto su quello del salario.

Fine di ogni premessa.

Che si voglia, o meno, questo sarà il nostro futuro. Lo si descrive come certe realtà sudamericane oppure centroafricane distribuite su vasta scala: ricchezza per pochi, povertà per molti, musica popolare, sport e presidenti/governi dal carisma più o meno autoritario. Tutti, comunque sedotti dal mito della “libertà”… senza opportunità: un “dono” avvelenato. Quindi manodopera costretta a lavorare con contratti capestro proprio perché il gioco globale sta appunto immiserendo i salariati occidentali, così da diminuirne il potere contrattuale. Quindi una robusta competizione tra tutti gli individui in un lacerante individualismo finalizzato alla sopravvivenza tout court.

Dagli stati è del tutto inutile attendersi soluzioni miracolose. Essi, volenti e alcuni riluttanti (pochi per la verità), – in piena consapevolezza o nella più disarmante cecità – approvano (oppure subiscono) l’unica legge imperante. L’obiettivo ultimo della cosiddetta globalizzazione è già stabilito e… quasi dichiarato, ed è quello di costruire un serbatoio planetario di manodopera sottomessa a una gerarchia redditocratica. In altre parole, un reset di tutte le conquiste sociali finora conosciute.

Perché tutto questo? Per il profitto… circoscritto, che diamine! Questa è la nuova musica che già Ronald e Maggie avevano intonato ad una platea, in parte, molto attenta. Ma anche con molti – troppi – distratti. Mi permetto, senza spocchia, di consigliarvi la lettura di un libretto illuminante: Noam Chomsky, Sulla nostra pelle. Titolo esplicito.