clic e claque.

Schermata 2020-03-21 alle 13.08.55Alcuni di voi, probabilmente, già conoscono la parola agnotologia. Il sottoscritto l’ha trovata casualmente poco tempo fa. Non lo dico per falsa modestia: lo ammetto. Chi si è chinato sulla “problematica” (come agnotologicamente oggi s’usa dire), sostiene che i “produttori di opinione”, insomma gli enti preposti alla Fabbrica del Consenso, ci nutrono e ci innondano volontariamente di una dose eccessiva di messaggi, anche contraddittori: molta carta per emanare delle small-news agnotologiche: “How Markets Infantilize Adults, and Swallow Citizens Whole”. Un ricercatore, tale Robert Proctor che si è occupato per tutti noi già nel lontano 1995, quindi anche per i distratti impenitenti dello scorso secolo, sostiene/sosteneva che vi siano degli interessi ben precisi legati all’uso dell’agnotologia: a) controllare gli umori (anzi, lui dice “le coscienze”) e b) rendere manipolabile chi ne è vittima.

A ben pensarci non è neppure così necessaria una narrazione normalizzante specifica. Già l’assuefazione somministrata ad “medium” produce inconsapevoli proseliti. Un cucchiaio al dì d’intrattenimento quotidiano obnubilante basta e avanza. Tanto gossip, un po’ di formula uno, due cover, tre serial coi cattivi da una parte e i (soliti) buoni dall’altra, oppure un bel documentario sugli animali esotici, il tutto proiettato da bulimici schermi catodici. Con o senza cànone aggiuntivo. Un… mega programma ben strutturato per ben plasmare le menti verso un libero e… unico pensiero. Senza dimenticare la carta stampata. Intere foreste abbattute… in nome dei mercati.

Se colleghiamo questo fatto con i nostri “presunti veri” (dis)interessi si dovrebbe dedurre che “noi” non ci siamo mai sufficientemente allenati allo stare attenti alle “realmente vere” nostre necessità. L’increscioso fatto (di non essere troppo attenti alle nostre vere necessità) parrebbe provato dalle “scie” lasciate dai naviganti nei loro percorsi virtuali, ancorché reali. Che cosa si cerca in rete oppure si legge nelle small-news anche cartacee? Per esempio la descrizione dettagliata di come è fatta una sala cinematografica con letti a due piazze ( 2.2 milioni di accessi); oppure che si è reso illegale il possedere un solo esemplare di porcellino d’India; oppure ancora che sono in vendita (in promozione) specifiche scale che permettono ai gatti di entrare e uscire dal balcone delle case: ca 300.000 clic.

Un famoso critico televisivo, in tempi non sospetti, aveva perfino provocatoriamente invitato i giornalisti dell’attualità (quelli che si auto-dichiarano al servizio della “gente”) a non fermare la “gente” per strada e “strappar loro” opinioni per qualsivoglia accadimento. Sono risposte spesso dettate da una condizione di assoggettamento agnotologico, sosteneva. Un settimanale titolava tempo fa suppergiù così : La notizia online che un gruppo di una sessantina di super ricchi, ormai possiede la stessa ricchezza dei 3,6 miliardi di persone più povere del mondo è stata archiviata più o meno come una curiosità statistica (pochi clic); le notizie sui gattini e sugli amori gossippari: milioni di clic. Proprio così: le qualità imposte dalla competitività economica e quelle richieste da un’etica di collaborazione non sono le stesse. Ovvio, ma non scontato.

Già qualcuno disse che la peggior censura è quella che porta all’insignificanza dei valori, ciò che ha innescato, a causa di un pluri-decennale tramonto di una basilare coesione etica, anche un pervicace concetto di individualismo egocentrico. Ora c’è il rischio di pagarne le drammatiche conseguenze.