riferimenti

 

rif.0157

«L’idée que la ségrégation sociale a augmenté et qu’elle concerne avant tout les catégories défavorisées fait partie du sens commun politique, médiatique, académique. Pourtant, l’analyse détaillée de la distribution des différentes catégories sociales dans l’espace de la métropole parisienne montre que ce sont les classes supérieures qui sont le plus ségrégées et que leur auto-ségrégation s’intensifie. Parmi les catégories populaires, les plus ségrégés sont les ouvriers, dont les effectifs décroissent, alors que la plupart des catégories d’employés et des professions intermédiaires connaissent une ségrégation décroissante avec des effectifs croissants. Ces tendances générales résultent d’évolutions spatiales bien plus diversifiées que la dualisation souvent avancée. Elles se traduisent par une exclusivité accrue dans les espaces les plus bourgeois, qui s’élargissent, mais par des évolutions diversifiées des quartiers populaires ouvriers, où l’appauvrissement social est une modalité minoritaire mais préoccupante. Si la situation de mixité sociale reste la modalité résidentielle la plus fréquente pour les classes moyennes et populaires, le tissu social de ces espaces est menacé par la montée du chômage et de la précarité, qui affectent de façon croissante les classes moyennes elles-mêmes.»

https://www.cairn.info/revue-societes-contemporaines-2006-2-page-69.htm

 

rif.0156

Un recente rapporto dell’Ufficio federale di statistica ha evidenziato che in Svizzera vi sono 234’000 bambini e adolescenti a rischio povertà. Una cifra elevata, paragonabile al numero di abitanti di Lugano e Basilea.Percentualmente parlando, dai dati raccolti è emerso che nella Confederazione il 16% dei minorenni vive in un contesto di precarietà economica e anche sociale. Stando all’indagine, inoltre, il 20% di questi ragazzi abita in quartieri periferici, in un contesto segnato da criminalità e vandalismo.

http://www.rsi.ch/news/svizzera/Periferie-svizzere-in-degrado-8735125.html

 

rif.0155

«La svolta punitiva delle politiche penali negli ultimi decenni non deriva dal semplice adagio «delitto e castigo». Annuncia l’introduzione di un nuovo governo dell’«insicurezza sociale» che tende a plasmare i comportamenti degli uomini e delle donne preda delle turbolenze della deregulation economica e della conversione dell’assistenza sociale in trampolino del lavoro precario. All’interno di questo dispositivo «liberal-paternalista» polizia e prigione ritrovano la loro funzione originaria: piegare le popolazioni e i territori insubordinati all’ordine economico e morale emergente. (…) La lotta contro la delinquenza fa ormai da schermo alla nuova questione sociale.»

http://www.deriveapprodi.org/2006/10/punire-i-poveri/

 

rif.0154

http://www.swissinfo.ch/ita/la-lotteria-dell-asilo_cinque-grafici-per-comprendere-meglio-il-fenomeno-migratorio/41536948
http://www.lindro.it/helmut-schmidt-migranti-perche-no/
http://it.euronews.com/2016/04/28/madeleine-albright-i-profughi-dovrebbero-essere-visti-come-una-risorsa/
http://www.repubblica.it/cultura/2016/05/16/news/slavoj_z_iz_ek_meglio_separati_in_casa_che_la_falsa_integrazione_-139921926/?refresh_ce
http://www.20min.ch/schweiz/zentralschweiz/story/Drohen-nun-auch-hier-Reichenghettos–14143958
http://old.scienzaepace.unipi.it/index.php?option=com_content&view=article&id=2:dossier-migrazioni-santoro
http://www.termometropolitico.it/1237816_istat-migranti-italiani.html
http://www.corriere.it/cronache/16_ottobre_06/italiani-all-estero-107mila-espatriati-2015-giovani-sono-sempre-piu-90e413cc-8b9b-11e6-8000-f6407e3c703c.shtml
http://www.atlantico.fr/decryptage/qui-demenage-ou-surprises-carte-nouveau-visage-europe-migrations-et-flux-population-gerard-francois-dumont-2215089.html
http://www.corriere.it/editoriali/15_agosto_02/migranti-non-servono-sermoni-editoriale-galli-loggia-de84c13c-38de-11e5-b1f9-bf3f6fff91aa.shtml
http://www.swissinfo.ch/ita/generazione-e–storie-di-giovani-migranti_-lo-stato-italiano-mi-ha-pagato-gli-studi–ma-è-la-svizzera-ad-approfittarne-/42398644
https://www.tagesanzeiger.ch/schweiz/standard/inhalt-1/migration/s.html
http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/12/10/italiani-allestero-emigrazione-record-mai-cosi-tanti-negli-ultimi-10-anni/1261883/
http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/11/14/zurigo-sento-di-avere-preso-mano-la-mia-vita-una-serenita-indescrivibile/3174175/#disqus_thread
http://www.greenreport.it/news/istat-record-degli-italiani-emigrano-allestero/#prettyPhoto
https://www.causeur.fr/immigration-suede-france-statistiques-146344
http://www.laviedesidees.fr/Pour-une-approche-critique-de-la-mixite-sociale.html
http://www.persee.fr/doc/estat_0336-1454_1993_num_270_1_5822
https://www.bbc.com/news/uk-31748423
http://www.lefigaro.fr/actualite-france/2014/09/04/01016-20140904ARTFIG00169-l-afflux-de-migrants-a-calais-retour-sur-15-ans-d-impuissance-publique.ph
https://www.theguardian.com/world/2015/dec/22/britain-can-no-longer-sit-out-refugee-crisis-as-eu-prepares-for-greater-numbers
https://www.theguardian.com/world/shortcuts/2015/sep/01/mama-merkel-the-compassionate-mother-of-syrian-refugees
https://www.socialeurope.eu/beyond-the-boat-people-europes-moral-duties-to-refugees

 

https://www.theguardian.com/society/2016/aug/10/is-the-new-meritocracy-a-sham

 rif.merito

 {M=IQ+E}

where: IQ = intelligence, E = effort, and M = merit).

{M=Qi+S}

la meritocrazia, dunque.

 

Da anni la hupper class politica sta dispiegando un contingente imponente di uomini e di mezzi per convincerci dell’implicita democraticità ìnsita nelle finalità dell’operazione “merito”; cosicché il termine “meritocrazia” ha fatto il suo trionfale ingresso nel dibattito politico; conserva tuttavia tutta una sua ambiguità illusoria e truffaldina. Perché, molto probabilmente, non vuole esprimere il riscatto dall’ineguaglianza delle opportunità, ma, altrettanto probabilmente, il suo opposto: il riconoscere l’eccellenza di qualcuno rinforza, perfino giustifica, l’esclusione di tutti gli altri. Sintomo evidente della molto praticata arte dell’adattarsi al più forte, distanziandosi da tutti coloro ritenuti troppo normali per essere invidiati.

Meritocrazia è una parola densa di implicazioni relative alle presunte pari opportunità democratiche perché nasconde pericolose insidie. Prima di tutto è un termine che sa di tracciare una separazione. Si tenta tuttavia di annacquare il sospetto facendo perno sulla famosa storiella (statisticamente insostenibile) “degli ultimi che possono arrivare primi”. Ma contiene una ben camuffata condanna (in cauda venenum) che si manifesterà quando il poveretto, caso mai non riuscisse, dovrà anche convivere con il fatto che è stata solo colpa sua.

Davanti al Qi e alle altre capacità non dipendenti da fattori volontari, non possiamo certamente parlare di merito. Si potrebbe iniziare a considerare il merito partendo eventualmente dal concetto di impegno evidenziato. Premiare l’impegno potrebbe tuttavia prescindere dalla qualità dei risultati ottenuti. Potremmo sospettare anche che le capacità di reggere lo sforzo, come pure l’essere in grado di attuare strategie vincenti, possano far parte di un corredo naturale endogeno, oppure appreso in circostanze educative privilegiate in tal senso.

La nuova formula magica ci è proposta dagli irriducibili ambienti egemoni che con ogni probabilità desiderano imporci anche il superamento dell’ingombrante statuto democratico. La via meritocratica – dopo la consunta terza via – ha tutte le apparenze di un ulteriore e aggiornato trucchetto demagogico escogitato per perpetuare la vecchia divisione in classi dell’intera società. Ancora una volta la sindrome elitaria, non sa rinunciare a far proprio il darwinismo sociale con la promozione di presunti “meritevoli” così da poterli collocare nelle posizioni commisurate ai desideri di un ipotetico neo-regime meritocratico.

Come non rintracciare poi, nella discussione odierna sul merito, l’insistente generalizzazione dei valori di competizione e di eccellenza, mutuati dal campo della ricerca, sia essa privata oppure pubblica, ambienti strettamente collegati con l’establishment socio economico trainante. Pur tuttavia intuibile, anche se in filigrana, un formale senso di svalutazione del concetto di eguaglianza.

Ma una società che vuole determinare la posizione sociale dei suoi componenti, basandosi – per esempio – su quoziente intellettivo (acquisito geneticamente) e su una non meglio identificata capacità di saper produrre uno sforzo individuale (acquisita probabilmente dallo stile educativo ricevuto), difficilmente potrà generare ottimi risultati di coesione sociale. Apre, con ogni probabilità, alla selezione e alla stratificazione per ricchezza intellettuale acquisita ereditariamente. Un regime di caste inscritto nella natura individuale. Molti sembrano non accorgersi che tra merito e buona famiglia vi sia una correlazione. Una casta di meritevoli “naturalmente” intoccabili.

Sta di fatto, poi, che nella corsia discriminatoria meritocratica un piccola/grande parte di “merito” la detiene perfino l’aspetto fisico. Il fenomeno pare inizi nell’adolescenza perché la bellezza fisica sembra sappia sviluppare una maggiore sicurezza in sé quindi favorisca una migliore interazione sociale. Più tardi poi sembra dimostrato – per esempio – che a parità di condizioni, le persone di aspetto più gradevole guadagnino di più rispetto a quelle meno piacenti. Risulta così pure dimostrato che molto spesso viene ricompensata l’apparenza di un merito piuttosto che il merito stesso.

Chi sa di più dominerà “naturalmente” chi sa di meno; e quand’anche inizialmente non esistesse fra le due categorie che questa sola differenza di potenzialità questa differenza produrrebbe in poco tempo tutte le altre; il mondo sarebbe diviso perennemente in una massa di schiavi e in un piccolo numero di dominatori, e i primi lavorerebbero, come oggi, per i secondi”. Così si espresse suppergiù un «meritevole» pensatore, già alla fine dell’Ottocento.

Per concludere quindi è ben percepibile quel subdolo retrogusto che vuole abituarci alla accettazione di diseguaglianze basate su concetti para-etico-scientifici apparentemente inappellabili, decretando formalmente la superiorità di taluni sulla base di differenze che si pretendono oggettive, misurabili, quindi non contestabili: potenzialmente la base di una nuova latente forma di totalitarismo. Questo voleva, probabilmente, dirci Young con il suo famoso “Meritocracy, scritto nel lontano 1958.

 

Copia di Schermata 2017-12-28 alle 18.21.58

 Dunque:

DGa=Em

(Dati Genetici acquisiti uguale Eugenetica meritocratica)

*

«La competizione c’è sempre stata, è una delle molle dell’esistenza, una delle componenti dell’umana natura. Ma la novità di oggi è che essa ha sottomesso tutte le altre componenti, ha soggiogato le istituzioni, il pensiero, la tecnologia, il costume e perfino i sentimenti e gli affetti. Ha ridotto gli uomini a puri animali da combattimento, dediti al più assoluto egoismo per poter sopravvivere, avere successo e sconfiggere i concorrenti.»

(R.Dahrendorf)

Inoltre:

La gente ha paura di ammettere quanto conti la fortuna nella vita. Terrorizza pensare che sia così fuori controllo. A volte in una partita la palla colpisce il nastro e per un attimo può andare oltre o tornare indietro. Con un po’ di fortuna va oltre e allora si vince. Oppure no e allora si perde.

(Match Point)